Lui & Lei
Il compito
RicercataMante
09.08.2025 |
276 |
1
"Sembrava che la conversazione fosse finita, ma il suo sguardo diceva il contrario..."
Andrea era già seduto da dieci minuti, il bicchiere di vino davanti a sé. Il ristorante era pieno ma ovattato, luci basse e un brusio che copriva le parole, rendendole intime. Si passò lentamente un dito sul bordo del calice, fissando l’ingresso.Quando Laura apparve, un leggero sorriso gli sfuggì. Il suo passo era sicuro, ma Andrea sapeva che dietro quel portamento da signora si nascondeva la tensione di ogni loro incontro. La accolse con un cenno, senza alzarsi. Voleva che lei sentisse quel filo di dominio silenzioso.
«Sei in ritardo» disse, appena sfiorandole la mano. Non c’era rabbia, solo un tono che le penetrò sotto pelle, insinuandosi tra il cuore e lo stomaco. Laura si sedette, e lui si chinò di poco, il volto vicino al suo, per sussurrarle frasi che nessun altro avrebbe udito. Erano domande e allusioni che sembravano banali, ma che scalfivano il suo ruolo di moglie irreprensibile, lasciando intravedere un’altra versione di sé, più segreta e affamata.
Ogni parola era una chiave, e Andrea le porgeva l’una dopo l’altra, osservando come lo sguardo di Laura cambiava: dal controllo composto alla lucentezza di un desiderio che lei stessa faticava a contenere.
Andrea osservava ogni piccolo gesto: il modo in cui Laura faceva scivolare il tovagliolo sulle gambe, come le sue dita sfioravano il bordo del bicchiere, il respiro che, impercettibilmente, si era fatto più lento.
«Sai qual è la cosa più bella di questa stanza?» le chiese, inclinando appena la testa.
Laura scosse la testa. «Il fatto che, anche se siamo circondati da gente, tu sai che io sto pensando a te in un modo che nessun altro qui potrebbe immaginare.»
Lei abbassò lo sguardo, ma Andrea notò il lieve tremito delle labbra. Non era pudore: era il segnale che la sua mente stava già correndo dove lui voleva.
Parlarono di vino, di un libro, del tempo, ma ogni frase di Andrea aveva un accento, un’immagine seminata apposta per insinuarsi tra i pensieri di Laura. Non servivano dettagli: le lasciava spazio perché fosse lei a riempirlo con le proprie fantasie, ed era proprio lì che Andrea vinceva il suo gioco.
A un certo punto, le porse il bicchiere e, mentre lei lo prendeva, sfiorò con il pollice la sua mano, lasciando un contatto breve ma eloquente. Laura lo guardò, e nei suoi occhi c’era già un luccichio diverso, un silenzioso abbandono.
Andrea si appoggiò allo schienale. «Voglio proporti una cosa,» disse a bassa voce. «Per il resto della cena, voglio che tu segua una sola regola: quando ti farò una domanda, risponderai senza filtri. Qualunque cosa ti passi per la testa. Niente frasi di circostanza, niente ruoli.»
«E se non mi va di rispondere?»
«Allora saprò che ho trovato il punto giusto.»
La prima domanda arrivò mentre il cameriere versava il vino: «Cosa stavi pensando quando mi hai visto entrare?»
Laura esitò. «Che eri… pericoloso.» Nel dirlo, sentì un calore diverso diffondersi in lei. Andrea inclinò appena il capo. «Bene. Continuiamo.»
Domanda dopo domanda, Laura avvertiva che qualcosa dentro di lei stava cedendo. Non era più la moglie elegante che controllava ogni parola: stava rispondendo come una donna che si stava lasciando guidare.
Le tornò alla mente il momento, quella stessa mattina, in cui aveva aperto il cassetto della biancheria e, senza pensarci troppo, aveva scelto il completo che Andrea amava di più: seta nera e dettagli sottili, invisibili agli altri ma non a lui. Mentre lo indossava, aveva avvertito un brivido insolito, come se quell’atto silenzioso fosse già un primo passo verso la resa.
Andrea le chiese: «Quando ti sei vestita oggi, sapevi già cosa avrei pensato se fossi venuto a saperlo?»
Lei lo fissò, sorpresa. «Non pensavo…» iniziò, ma si interruppe. La verità era che lo aveva immaginato.
Poi un’altra domanda, sussurrata mentre i bicchieri si sfioravano: «In questo momento, cosa stai nascondendo più di tutto?»
Laura provò a rispondere in modo vago, ma si accorse che le parole che le venivano in mente non erano adatte a una conversazione da ristorante. Ogni domanda apriva una porta che lei aveva sempre tenuto chiusa.
Ma aveva accettato il gioco e non le andava di sottrarsi: "il lui della coppia seduta alle tue spalle. Incurante delle chiacchiere della sua compagna, mi fissa da tempo, mi intriga e non dovrebbe...."
In quello stesso istante, come condizionata da una richiesta non ancora formulata, accavallò le gambe per fare in modo che lo sconosciuto corteggiatore potesse intravedere la balza della calza. Questo gesto, per lei inusuale, le fa esplodere nella mente un misto di emozioni.
Andrea si chinò verso di lei per l’ultima domanda, la voce quasi un tocco:
«Se potessi cancellare tutto ciò che ti aspetta domani, cosa faresti con me, questa notte?»
Laura non rispose subito. Il brusio della sala era ovattato, come se fossero in una bolla. «Non posso dirtelo,» mormorò.
«Puoi. E lo farai,» disse lui, certo di avere già vinto.
Le immagini si formarono nitide nella sua mente, e Andrea le lesse negli occhi.
«Lo vedo,» sussurrò. «Vedo dove stai andando adesso. E mi piace che, agli occhi di tutti, tu sia ancora la stessa donna elegante. Ma io so esattamente cosa stai desiderando.»
Le parole le arrivarono come un brivido. Non servivano gesti: la resa era già compiuta.
Andrea rimase in silenzio per qualche istante, sorseggiando il vino. Sembrava che la conversazione fosse finita, ma il suo sguardo diceva il contrario.
«Laura…» disse infine, «questa serata non finisce qui. Voglio che, prima di rivederci, tu faccia una cosa per me.»
Lei lo fissò, cercando di coglierne le intenzioni.
«Non posso dirtela adesso,» continuò, «voglio che tu la scopra da sola. Ma ti darò un indizio: riguarda quello che hai scelto di indossare questa mattina.»
Laura sentì il cuore accelerare.
«E quando saprò di averla trovata?» chiese.
Andrea sorrise, inclinando leggermente il capo. «Lo saprai. E quando lo farai, ti accorgerai che la vera prova non è compierla, ma riuscire a trattenere il desiderio di raccontarmela subito.»
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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